Ritrovandosi Silvestro Stellini suo consorte in una città dell'Alpi persequitato in corte da alcuni suoi emoli lo persuade à ritirarsi in Acquaviva sua patria.
Identificazione
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Secondo Sebastiano Arturo Luciani "la Scalera pare che abbia seguito il marito in Piemonte"; cfr. La gazzetta del Mezzogiorno, 9 luglio 1943, p. 3. Silvestro Stellini divenne palafreniere (e poi guardarobiere) al servizio di Agostino Chigi (1634-1705), I principe di Farnese, nel settembre del 1667; cfr. V-CVbav, Archivio Chigi 1235, Rolo della famiglia dell'Ecc.mo Sig.re D. Agostino Chigi (1656-1674), c. 292v.
Trascrizione del testo poetico
Fuggiamo, o caro, la nemica sponda
Ove armata è fortuna a nostro danno;
Ove a lungo penar flutto d'affanno
Di mentita mercé la speme inonda.
Qui di palme, e di glorie ogn'ora abbonda
Chi sa meglio inventar lusingha, o inganno,
Quivi opprime virtù, poter tiranno,
E quivi astuzia, l'altrui dir seconda.
Questo su monti alpini hoggi si coglie
Tra speranze, e timor frutto d'un maï
E quanto il merto dona, invidia toglie.
Andianne al patrio nido ove godrai
Tra l'acque chiare almen tranquille voglie,
E sciolto il servil giogo in te vivrai.
Collocazione
Bibliografia
Tipologia
Testo a stampa
Scheda inferiore