Ritrovandosi Silvestro Stellini suo consorte in una città dell'Alpi persequitato in corte da alcuni suoi emoli lo persuade à ritirarsi in Acquaviva sua patria.

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
12277
Titolo alternativo
Sonetto

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
P. 73

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Note

Secondo Sebastiano Arturo Luciani "la Scalera pare che abbia seguito il marito in Piemonte"; cfr. La gazzetta del Mezzogiorno, 9 luglio 1943, p. 3. Silvestro Stellini divenne palafreniere (e poi guardarobiere) al servizio di Agostino Chigi (1634-1705), I principe di Farnese, nel settembre del 1667; cfr. V-CVbav, Archivio Chigi 1235, Rolo della famiglia dell'Ecc.mo Sig.re D. Agostino Chigi (1656-1674), c. 292v.

Trascrizione del testo poetico

Fuggiamo, o caro, la nemica sponda
Ove armata è fortuna a nostro danno;
Ove a lungo penar flutto d'affanno
Di mentita mercé la speme inonda.

Qui di palme, e di glorie ogn'ora abbonda
Chi sa meglio inventar lusingha, o inganno,
Quivi opprime virtù, poter tiranno,
E quivi astuzia, l'altrui dir seconda.

Questo su monti alpini hoggi si coglie
Tra speranze, e timor frutto d'un maï
E quanto il merto dona, invidia toglie.

Andianne al patrio nido ove godrai
Tra l'acque chiare almen tranquille voglie,
E sciolto il servil giogo in te vivrai.

Collocazione

Biblioteca
I-Rn — Roma, Biblioteca Nazionale Centrale (dalla scheda superiore)
Segnatura
71.11.A.4/77

Bibliografia

Guida 2014: p. 51
Liuzzi 2003: p. 46, 50
Liuzzi 2004: p. 20

Tipologia

Tipo documento
Testo a stampa
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Scalera Stellini, Maria Antonia autore del testo per musica