All'ill.ma et eccell.ma sig. d. Olimpia Aldobrandina principessa di Rosano.
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Sonetto dedicato a Olimpia Aldobrandini (1623-1681), II principessa di Rossano e moglie del cardinal Camillo Francesco Maria Pamphilj (1622-1666), I principe di San Martino al Cimino e Valmontone.
Trascrizione del testo poetico
Qual può lingua faconda in brevi rime
Ridir gli encomi da tue glorie ornati,
Ch'al'immortalità già consecrati
Ne i giardin di virtude ergon le cime.
Splendor, senno, saver, grazia sublime
D'eloquenza, comando, e de' pregiati
Fregi dell'alma, han con valor furati,
A l'arte del lodar le glorie prime.
Come dunque potrei con pletro indegno
Le tue grandezze celebrare homai,
Ch'ove l'arte smarrì, cedé l'ingegno.
Tu sola a l'opre tue la luce dai,
O del RASTRO STELLATO altro sostegno,
Mentre qual sol tra' tuoi maggior ne vai.
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Testo a stampa
Scheda inferiore