Di Flavio Lanciani

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
10684
Forma musicale
aria strofica

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
C. 121-128v ; 80x210 mm
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Note

Aria di Apelle tratta La Statira (I,6) di Alessandro Scarlatti (Roma, Tordinona, 1690). Il testo è del cardinale Pietro Ottoboni. In fase di copia è stata aggiunta una seconda strofa, modificando la struttura del brano. Sia la P.121 che certa letteratura danno per scontato che alcuni numeri di questo dramma per musica siano di Lanciani e quindi l’attribuzione a lui è quasi sicura, ma per il resto dell’opera - da additare al solo Scarlatti - è necessaria una certa cautela, sebbene attualmente molti attribuiscano la paternità in toto al compositore palermitano. In effetti, Scarlatti compose La Statira (a Roma o, più probabilmente, a distanza, a Napoli) quando era ancora sul soglio pontificio Innocenzo XI (poco incline al teatro d’opera ma in generale alla cultura laica). Ma alla sua morte il librettista, Pietro Ottoboni, decise di sbarazzarsi di alcuni numeri (come l’oscurantista e controriformato prologo oppure la personificazione della Fama come deus ex macchina alla fine del terzo atto) e si servì di un compositore di fiducia quale Lanciani per questi tagli e addizioni poiché Scarlatti (nel frattempo rientrato a Roma da Napoli) era già ripartito verso il capoluogo partenopeo dopo aver terminato la partitura nella città romana. Tuttavia a libretto già stampato (a ridosso della prima rappresentazione), queste aggiunte furono collocate in appendice al testo. Va però anche osservato che questo labor limae fu forse dovuto in parte ai capricci del cast assemblato (che annoverava delle vedette come Antonio Borosini, Pasqualino Tiepoli o Pasquale Betti). In questo senso è utile parlare più di una collaborazione o di un’opera a quattro mani, piuttosto che di riscrittura vera e propria (e quindi di un lavoro per certi aspetti « secondario » o ancillare) poiché la partitura del compositore palermitano era sì pronta, ma non ancora allestita e la collaborazione di Flavio Carlo (con ben otto numeri, tra cui un recitativo accompagnato), fa di quest’opera un autentico pastiche sebbene al giorno d’oggi sia noto solo e soprattutto per il nome Alessandro.

Risorse web

Descrizione analitica

1.1: (aria strofica, sol minore, c)
Esser potrai crudele

Trascrizione del testo poetico

Esser potrai crudele
Con chi langue per te,
Che gioia esser fedele
Senza ottener pietà,
Senza sperar mercé.
La crudeltà
A chi ti dona il cor virtù non è.
Esser potrai crudele
con chi langue per te.

Esser potrai spietato
Con chi more per te,
Che vale a un cor piagato
Languir con pena ria
Serbar costante fè.
La tirannia
Contro un’alma fedel giusta non è.
Esser potrai spietato
Con chi more per te.

Collocazione

Biblioteca
F-Pn — Paris, Bibliothèque Nationale de France (dalla scheda superiore)
Segnatura
Rés Vmf. MS-40/23

Immagini

Repertori bibliografici

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Ottoboni, Pietro autore del testo per musica