Cantata a Voce sola Del Sig.r D. Emanuele Astorga
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Tit. dall’intitolazione a c. 89r.
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Analytical description
Poetical text transcription
Quella fé che promettesti
Quell’amor ch’eterno e fido
Mi giurasti infedel e dove andò?
Come mai spezzar sapesti
Quello stral di cui Cupido
Ne’ suoi fasti il più bel giamai vantò.
Ahi, che pria di Nettuno
Ne’ vortici spumanti
O dell’aerea Giuno,
Là ne’ campi volanti
Calma si troverà stabile e fida,
Che fermezza nel cor di donna infida.
Ma nel cielo oziosi,
Fra torbidi ripari,
Non dormiran de la giustizia i dardi
Per punir le tue colpe, o presto, o tardi.
Io ben so che tuoi rimorsi
Dan le pene al tuo fallir.
Una vipera co’ morsi
Mai recò sì rio martir.
E poi di tanti errori
Tu non ben sazia all’ora
Fosti non men che rea superba ancora.
Ma pensa incauta Clori
Che di superbia al fin l’ali abbattute
Han per termini suoi sol le cadute.
Un giorno mi dirai:
Tornami in questo sen,
Mio ben, mia vita.
Ma invan mi chiamerai
Perché risponderò:
Giusto sdegno sanò.
Location
Reference works
Type
Musica manoscritta
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