Cantata del Sig.r Carlo Cesarini
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Poetical text transcription
Tiranna lontananza
Sei tormento dei core,
Sei flagello d’amore,
E la tua tirannia
A bastanza cruciò l’anima mia;
O voi ruotanti sfere,
Che con eterno giro
Il giorno regolate,
Eto e Piroo sferzate
Acciò in brevi momenti
Scorrin delighi il giro,
Se fa l’ore più corte il biondo Dio,
Più presto tornerà la bella Clio.
Torna, Clori mio bene
A consolarmi il sen.
Mi dilegua le pene
Il volto tuo seren.
Il sol quand’è in distanza
All’or langue ogni fior
O, dura lontananza
Da’ pace a questo cor!
Non so se questo cor chieda la pace
Nel bramar che ritorni il suo bel sole,
Che di Delo la face
Quando a noi s’avvicina
Arde, e abbruggia il mondo,
Le piante inaridisce e secca il rio.
Ma che bramar degg’io?
Che mi consigli amore?
Torni pur il mio sole et arda il core!
È grand’il tormento
Portar sempre al core
Un dardo che punge,
Un nodo che stringe.
Ma il duolo che sento
Lontan dal mio amore,
Ch’all’alma mi giunge
A morire m’astringe.
Mi presagisce il core
Che la bella ver me rivolga il piede,
Or l’insolito ardore
Che prova il seno mio
È d’amor un desio
Che Clori a me ritorni.
Non siate nel venir giorni sì lenti,
Né voi per me sì pigre, ore e momenti!
Nel registro di tante e tante pene,
Quest’è quella ch’il cor più fere punge
D’aspettar chi si brama e mai non giunge.
Se goder non posso, Clori
Di vederla io bramo almen.
Pur ch’io miri il volto amato,
Resti pure il cor piagato,
Goda il ciglio e peni il sen.
Altro che di vederti il cor non brama
Deh, torna o cara a consolar chi t’ama!
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Type
Musica manoscritta
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