Cantata III.
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Poetical text transcription
Filli, giunta è quell’ora,
Ora crudele! ah, mi si sprezza il core,
Che deggio lasciar te, mio dolce amore.
Andar m’è forza, oh dio,
Lungi da te, ben mio,
Così vuole il destino empio e tiranno,
Che gode in darmi affanno.
Addio, mio nume, il piede
Allontano da te, ma non la fede.
Il mio destin tiranno
Con barbaro rigor
Vuol, ch’io rivolga il piè.
Ma non può fare il fato,
Che questo acceso cor
Ti manchi mai di fè.
Ti lascio, anima mia, e nel lasciarti
Vorrei pure spiegarti
Le pene, che soffrisce il seno amante.
Ma sono tante e tante,
Che a capirle non basta il tuo pensiero.
D’ogni martir più fiero
Provo la tirannia.
Tu sei la vita mia,
La mia gioia, il mio bene, il mio contento.
Ah, qual crudo tormento!
Io sento nel pensiere,
Che ti deggio lasciare.
Addio, mia cara, addio.
Ricordati, ben mio,
Che vive tutta in te
Quest’alma amante.
Non cangierò desio
E sempre la mia fè
Sarà costante.
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Musica manoscritta
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