Scheda n. 7625

Tipo record

Scheda inferiore

Tipo documento

Testo per musica a stampa

Data

Data certa, 1667

Titolo

Che l’amore della virtù deve esser preferito

Presentazione

Legami a persone

autore del testo per musica: Benigni, Domenico (1596-1653)

Pubblicazione

Copia

Descrizione fisica

Parte prima, pp. 215-219

Filigrana

Non rilevata

Titolo uniforme

Cinto il sen d'aspri rigori. Forma non specificata, Che l'amore della virtù deve esser preferito

Bibliografia

Trascrizione del testo poetico

Cinto il sen d’aspri rigori
Il mio ben meco s’adiri,
Ameranno i miei desiri,
Bench’irati i suoi splendori.
Di Virtù s’ai vivi ardori
In un cor s’apron le porte;
In quel cor versa la sorte
Ogni gioia, ogni dolcezza;
Con saette di bellezza
Mai virtù non piaga a morte.

Di virtù se vive ancella
Nobil alma e scherza e ride:
Non paventa armi omicide
D’empio amor, d’iniqua stella.
E virtù fiamma sì bella,
Che diletta e non tormenta.
Fiero duol non la spaventa:
Molto merta e nulla chiede;
Di se stessa ella è mercede:
Di sue glorie è sol contenta.

Chi s’accende a lo splendore
Di sua luce ogn’or serena;
Per amor non vive in pena
E non sa, che sia dolore.
Per bellezza, che si more,
Cui l’età le glorie oscura,
Prova sorte così dura,
Che la morte altrui fa cara;
Ma virtù con luce chiara
Dolce rende in sen l’arsura.

Con affanno tormentoso,
Del suo fuoco ardor sereno,
Di martir non empie un seno
E non toglie altrui riposo.
In un cor pensier geloso,
Che crudel sovente offende,
Per virtù già non s’accende.
Vengan pur gli amanti a stuolo;
Nel mio amore io mi consolo:
Sempre egual virtù risplende.

Chiaro il sol dal mar profondo
Spunta fuor su carro d’oro
E di lampi un bel tesoro
Sparge eguale al cielo, al mondo.
Sol più chiaro e più giocondo
E virtù nel ciel d’un’alma.
Se mortal corporea salma
Avvien mai, ch’adorni e fregi
Sua beltà; di sì bei pregi
In amor spiega la palma.

Che le nevi, i fiori, il foco
Con stupor d’occhio mortale
Di splendor, di vento eguale
Stian concordi in un sol loco;
In amor non è già poco:
Ma che val? Quando fiorisce
Sì bel misto, allor sparisce,
Quasi fiamma in preda al vento,
Beltà fugge in un momento:
Sol virtù mai non languisce.

Quindi eterno entro il mio petto
Sarà il foco e l’ardor mio:
Esca frale al mio desio
Non diè mai caduco aspetto.
La mia gioia, il mio diletto
Virtù mira e se n’appaga:
Pianto il cor mai non allaga,
Di dolor, d’affanni carco:
Il ferir di sì bell’arco
Fa nel sen dolce ogni piaga.

Se d’un volto ai puri rai
Sua fe’ giura un fido amante
E virtù serve costante;
Sa sprezzar tormenti e guai.
Non amò virtù già mai,
Chi nel duol soccorso chiama.
Nobil cor, ch’adora e ama,
Del suo ardor vive contento.
Puro amor nel suo tormento
Sempre serve e mai non brama.

D’un incendio sì pudico
Arde acceso il mio desire,
Che s’il Ciel vuol ch’io sospire,
Il suo foco io benedico.
Sia pietoso, o sia nemico
L’idol mio, né mai si mova;
In amor tutto si prova:
Ma con fè ad’alta costanza
Adorar senza speranza,
Dice Amor, ch’è cosa nova.

Paese

Italia

Lingua

Italiano

Segnatura

I-Rv - Roma - Biblioteca Vallicelliana
fondo Borromini
collocazione S. Borr. Q.IV.223.42

Scheda a cura di Nadia Amendola
Ultima modifica: