Scheda n. 7613

Tipo record

Scheda inferiore

Tipo documento

Testo per musica a stampa

Data

Data certa, 1667

Titolo

All’Eccellentissima Signora Donna Leonora di Melo Marchesa di Castel Rodrigo, ambasciatrice di Sua Maestà Cattolica in Roma

Presentazione

Legami a persone

autore del testo per musica: Benigni, Domenico (1596-1653)

Pubblicazione

Copia

Descrizione fisica

Parte prima, pp. 156-159

Filigrana

Non rilevata

Titolo uniforme

Fra le selve odorate. Forma non specificata, All'Eccellentissima Signora Donna Leonora di Melo Marchesa di Castel Rodrigo, Ambasciatrice di Sua Maestà Cattolica in Roma

Bibliografia

Trascrizione del testo poetico

Fra le selve odorate,
Io del Libano i cedri oggi non voglio,
Per far’eterno un foglio,
Dove spiega beltà pompe beate:
Per trionfar l’orgoglio
De l’Etati volanti,
A l’aura de’ miei canti
Là ne’ lucidi regni de l’Occaso
Chiaro tronco e più bel m’offre Parnaso.

Del real tronco eterno
Fra sponde d’oro ad irrigar le piante
Corre il Tago festante
Quindi a ragion sprezza de gli anni il verno.
Entro gli orti d’Atlante
Drago non vegghiò mai
A custodir co’ rai
Pianta, che ricca d’or, non ceda a questa,
Che ne’ miei carmi aura di Pindo inesta.

Del nobil tronco i pregi
Che la mia mente a celebrar di pone,
Sono scettri e corone,
Che circondar l’inclite fronti ai regi.
Ch’acceso indarno tuone
Da l’arco onnipotente
Con saetta cocente
Contra l’arbor d’Apollo irato il Cielo;
Strana menzogna fu, che nacque in Delo.

Questa, di cui ragiono,
Arbor vittoriosa e trionfale,
Di se scudo fatale
Non paventa qua giù saetta, o tuono.
Sorge fatta immortale
Di sue glorie più bella.
Fulgor d’amica stella
Da le porte del Cielo a l’auree fronde
Spira influssi di vita, aure feconde.

Ma di qual fronda, o Clio,
Prenderem tributarij a far corona
A questi d’Elicona
Cigni, che debellar possan l’oblio?
Tu l’ardir mio perdona
O gran LEONORA e porte
Contra l’armi di morte
Mio rozo stil d’a l’Eliconio monte
Fronda, che scopra il tuo gran nome in fronte.

Frema l’invidia; avvampi,
Torbida nube d’inalzar non tenti
Livid’ombre nocenti
Ad oscurar di bella gloria i lampi.
Fia, che tuo nome avventi
Strali eterni di luce:
Fiamma, ch’il dì conduce,
Squarcia le nubi. Dà l’eterea mole
E chi sostien pieno di raggi un sole?

Beltà, che nel tuo viso
Arde serena e luminosa splende,
Cura già non m’accende
Qui di cantar fra sacri cigni assiso.
Lieto a ferir si prende
L’arco de la mia lira
Virtù, ch’il mondo ammira
Ne la tua mente e di Pieria palma
Coronar brama solo il bel de l’alma.

Fortuna tu, che fiera
Di pennute quadrella armata il fianco,
Di saettar già stanco
L’arco a terra chinanti inerme arciera;
Narra tu, come franco,
Cinto di duro smalto
Nel più rigido assalto
Spirto sì grande al tuo ferir divenne
Più chiaro e sciolse a suoi trofei le penne.

Ma dove corri, o Musa?
Breve cantar di più bell’arte è figlio,
China divota il ciglio
E riverenza al tuo tacer si scusa.
Valor, senno, consiglio,
Angelico intelletto
S’adori entro il suo petto.
Chiaro valor, ch’ogni altro pregio eccede,
Più, che gli accenti, un bel silentio chiede.

Paese

Italia

Lingua

Italiano

Segnatura

I-Rv - Roma - Biblioteca Vallicelliana
fondo Borromini
collocazione S. Borr. Q.IV.223.30

Scheda a cura di Nadia Amendola
Ultima modifica: