Dissuade un amante di far serenate. Che ti credi che sian le stelle
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Che ti credi che sian le stelle
Ch’in ampie falangi
Lampeggian sì belle?
Son tremole ancelle
Dell’astro maggiore
Pianeta d’Amore.
Sola Venere nel polo
E la lampade primiera,
Ch’a quel vago ardente stuolo
Qual reina, eterna impera;
Egro amante, or prega e spera
Da quei placidi splendori
Qualche calma a tuoi dolori,
Non v’è lampo,
Che sia scampo
A placar beltà rubella
Se t’odia astro d’Amor, t’odia ogni stella.
Ti veggio spedito
In pianti e sospiri
O cor, che romito
In notte t’aggiri.
Il Cielo è faretra
E son tanti dardi,
Quei lumi, che guardi
Impressi dell’Etra
Ne’ placidi giri.
Ne qui cessa tua sventura
Fosco orror, ch’adombra il lido
A tuo danno anch’ei congiura
Con quel cieco di Cupido;
PErch’ovunque il passo muovi,
Tra quest’ombre insidie trovi.
E giurati a tue vendette
Il suol lacci ministra, il Ciel saette.
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