In lode della rosa alludendosi a bellissima dama chiamata Rosa. Per musica. Allor ch’in sul mattin la bella Rosa
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Allor ch’in sul mattin la bella Rosa,
Ch’è l’Augusta regnante
Della turba odorosa
Dal letto di smeraldo, in cui posossi,
Ad imperar svegliossi,
Sceser tosto dal Ciel paggi volanti
Zefiretti festanti
A inalberarle il trono,
A forbirle la reggia,
A dispiegarle i porporati ammanti.
E non men pronte ancelle
Corser le gratie anch’elle,
Ad intrecciarle in bionde anella i crini,
A ripulirla in rugiadosa fronte,
A ricomporle la corona in fronte,
A profumarla in balzami più fini.
Ond’ella tutta gloria e tutta luce,
Supplicata dall’alba
A trionfar sul carro suo fiorito,
Sprezzò l’altero invito;
E volle attender solo,
Che tornarle dal Gange
A vagheggiarla assisa in regio stelo,
Suo degnoadorator, lo Dio di Delo.
Risedea l’alta reina,
Tra l’aprile in mezzo e al maggio
E parea ch’ogni collina
Si curvasse a darle omaggio;
Maestosa in dolce orgoglio
Superbia d’esser sì bella
E con mutola favella
L’applaudeva ogni germoglio.
E prostrato
Tutto il popolo odorato,
Contendea baciarle il soglio.
Sì sì;
S’inchini, s’adori
Per tutti i confini
Il bell’idolo de’ fiori;
Che son nel mondo e nell’eterea mole,
Due Numi di beltà la Rosa e ’l sole.
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Testo per musica a stampa
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