In lode di un gran segretario di Stato che anco nelle sue infermità mortale voleva fare i soliti dispacci e s’allude insieme alle sue innocenti prigionie. Se venuta col fato a più cimenti
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8848
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In lode di un gran segretario di Stato che anco nelle sue infermità mortale voleva fare i soliti dispacci e s'allude insieme alle sue innocenti prigionie
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Country
Italia
Language
Italiano
Physical description
Parte terza, p. 19
Watermark
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Poetical text transcription
Se venuta col fato a più cimenti
Sempre ne trionfasti, anima forte,
Com’esser può, ch’il tuo valor ritenti
Fatta un’Idra novella oggi la sorte?
Deh, con un di quei folgori possenti,
Onde spezzasti già ceppi e ritorte,
Spirto di foco, che quel cor sostenti,
Accendi un’ira e fulmina la morte.
Sì languida, com’è, la tua pupilla
Arde di glorie e nell’esangue face
D’alti pensier la nobiltà sfavilla.
A petto invitto ogni contrasto è pace,
Che più stabil’è allor, quando vacilla
E scorre l’universo, allor che giace.
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204.3.B.12/107
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Testo per musica a stampa
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