Cantata ’a voce sola/Del Sig. Fra.co Mancini
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Poetical text transcription
Là dove il bel Sebeto
Nel mar delle sirene
Versa dall’urna i tributari argenti,
Tirsi il Pastor, che per l’amata Irene
Chiudea nel petto un Mongibel vorace,
Su lo spuntar del dì sciolse gl’accenti,
E ragionò così:
Bella, nelle cui guance
Pennelleggiò natura i fior d’aprile,
Ecco sorge dal Gange
Il pianeta maggior ch’il dì conduce
Da tuoi begl’occhi a mendicar la luce.
Quanti fior su l’erbe amene
Colorite apron le foglie,
Tante son d’amor le pene
Ch’il mio sen ferito accoglie.
Tante il mar non ha procelle
Tanti il sol non ha splendori,
Né la notte ha tante stelle
Quanti sono i miei dolori.
Quell’aura lascivetta,
Che a baciar delle piante,
Le fronde tremolanti i vanni aggira,
Brami saper che fa? D’amor sospira
Volgi l’occhio a quel fonte,
Che del cader da sviscerata rupe
Fra macigni si frange,
Brami saper che fa? singhiozza, e piange
Odi quel usignolo
Che in flebile armonia
Accompagna il mio duolo,
E con soave canto,
Brami saper che fa? Piange al mio pianto.
Ma tu ch’ascondi in petto
Di dura selce un cor,
Tu sola a mio dispetto
Crudel non senti amor.
D’un alma che languisce,
Non pensi aver pietà,
Deh come in te s’unisce
Bellezza e crudeltà.
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Musica manoscritta
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