Di Giuseppe Avitrano
Identification
Scoring
Description
Watermark
Relations
Notes
Il tit. si ricava dall’intitolazione
Analytical description
Poetical text transcription
Pera chi d’onestade
Gentilezza nemica essere eredo
Et in rozza beltade
Chi trovar preggio alcuno avvien che pensi
Ha in petto un cor di fera e non ha sensi.
Un occhio non avaro
Un occhio un scherzo caro
Sol è affabilità.
Ne gl’antri e nelle selve
Può corteggiar le belve
Chi vuol rusticità.
Se unita a cortesia
non si da voglia onesta,
Dunque esclusa dal civile trattar
La donna fia.
Ah no, che l’empia idea
Di chi mal pensa
Non può turbar di civiltà le leggi,
Ne deve alma gentil cambiar tenore
Perchè alcun forse maligno avrà il core.
Bella bocca se mostra un sorriso
Non per questo a’ suoi baci ti chiama,
Quella gratia che scherza sul viso
E’ d’un alma cortese il bel segno,
E non pegno del diletto che forse si brama.
Quasi un preggio gradito
Diè natura beltade al senso imbelle,
E chi fia così ardito
Che il bel dono del Ciel tenta rubargli
Mentre gl’atti gentili cerca vietargli.
Beltà che non è amabile
Non si può dir beltà,
Ma il bel non è adorabile
Se cortesia non ha.
Location
Images
Reference works
Bibliography
Type
Musica manoscritta
Sub-level record