Cantata 23.a Cantata di soprano del Sig. Leonardo Leo
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Poetical text transcription
Oimè che veggio? misero mio core
Come dal sen di Clori
A me così ritorni
Sospirandoe languendo
Tutto pallido esangue oscuro e vile
Ah ti rammenta quante volte e quante
Allor che prima in te de lumi suoi
Scese l’infausto lampo
Dal timor che le vene mi premea
Presago io ti dicea:
Dal mio petto non uscire
Che sei nato sventurato
Nel suo seno non andar
Chissà quanto hai da servire
E se mai poi dovrai
Discacciato ritornar.
Or nell’imago tua
Da tuoi sospiri Intendo
Ah donna ingrata infida
Di qual ti sei pasciuto
Maligno amaro cibo
Nell’infelice albergo
E quale da poi lungi e tristi giorni
Dal tuo servir di tua costanza e fede
Rechi premio e mercede
Pur caro vieni ò mai
Nel tuo natìo ricetto
E prendi quel ristoro
E quella pace che incontrò Il fato
E amore t’offre
Ma lasso oh Dio sento gelarmi il sangue
Qual fosca nube sorge innanzi gli occhi
Che lega i sensi? Ferma
Ah dispietata sorte
Già veggo mille inganni e guerra e morte.
Vanne lungi temo o core
Che tornando da quel seno
Teco porti il rio veleno
Della sua infedeltà
Senza te gran tempo Amore
Mi sostenne come un’ombra
Finché il cor poi l’alma ingombra
Come un’ombra n’anderà.
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Musica manoscritta
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