N:°16 Cantata Basso solo, di Ant.° Caldara Orfeo
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Poetical text transcription
Ahi! Chi di nuovo al guardo
Fia di voi che mi toglie il mio bel sole?
Voi, voi tremenda prole
d’Erebo e d’Acheronte, almen per poco
Fate sì che sospenda il fatal remo
Il pallido nochier del guado estremo;
Iteme pronti e secondar vi piaccia
D’un amante infelice il suo desire,
Che anche una volta chiede
Rimirare il suo ben e poi morire.
Pur ch’io torni a vagheggiarti,
Dolce speme e cara pace,
Venga pur la parca audace
Degna vittima a svenar.
Vibri pur suo fatal colpo
Che non pave orror di morte
Questo cor, quest’alma forte
Stanca omai di più penar.
Ma niun m’ascolta e niun mi porge aita?
Empio tartareo Giove, ingiusti numi,
Invidi spirti e voi barbari dei,
Perché sordi non foste a’ voti miei?
Perché se dovea tanto
Costarmi il bel piacer d’aver veduto,
Perché ciecho non farmi in mezzo al pianto?
Ah! Che viver non deggio allora quando
Mi toglieste il mio ben, colei che in vita
Sperai godei, alma con alma unita.
Anche in mezzo a ria procella
d’Acheronte in su la sponda,
Ombra mesta, anima bella,
A momenti scenderò.
Ora in questa ed ora in quella
Parte ombrosa, ove s’asconda
La mia luce e chiara stella
Anelante cercherò.
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Musica manoscritta
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