Canta 20.a
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Poetical text transcription
Ah fuggi sì mio core
Quell’aureo crin che l’auretta
Scherzando increspa e scuote,
Fuggi le bianche gote
E il labbro porporino
Di Fillide vezzosa
Sai che bellezza è un fior che sul mattino
Vago risplende e cade poi la sera
Come cade il bel figlio e ancor la rosa.
Da quelle pupillette
Nel rimirarle ognor
Scender mi sento al cor
Un certo non so che che sembra amore.
E da quei dolci sguardi
Quest’alma ha un tal piacer
Che in mezzo al suo goder si fa dolore.
In quel crine, in quel labbro
Vedi, vedi o cor mio
Che amor t’attende al varco
Colli strali e con l’arco
E s’ei ti fa sua preda
Non sperar più godere un dì felice
Che nel regno d’amore
Quel goder che si spera è sol dolore.
E pur non posso no
Non posso non scacciar amor da me.
Come fuggir potrò,
Ch’è troppo dolce e caro
Il sospirar per te.
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Musica manoscritta
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