Cantata 18.a
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Watermark
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Poetical text transcription
Il genio di Mitilde,
Mente non v’è che penetrar si vanti.
Sì strani ell’ha i pensieri, si varii i passi
Che rende stanchi e lassi
Gli arditi spirti a secondarla intenti.
Ah che tant’oltre chi poggiar mai crede,
D’onde pria di partì tornar si vede.
Tant’il mar non ha procelle,
Tant’il ciel non sono stelle
Quante voglie ha Mitilde nel suo cor.
Mit’allora che più accarezza
Tutta sdegno poi disprezza,
Dona e toglie quando vuole speme, e amor.
Ella muove talor per vie romite
Solinga i passi a respirar tra i boschi
Poi sdegnando le selve e gl’antri foschi
A più ameni soggiorni
Volge le piante a viver lieti i giorni,
Quindi altera, e vezzosa in ricche spoglie
Pompa di sua bellezza
Al guard’altrui si rende,
Cortese d’ogni cor gl’ossequi prende.
Dolce canta favella e scherza e ride,
Ma allor che di speranza i cuori ingombra,
Toglie fuggendo di speranza ogn’ombra
Così d’amor lo strale
Fugga chi vuol goder tranquilla pace.
Ch’il dardo suo fatale
Uccide col piacer ch’allett’e piace.
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Type
Musica manoscritta
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