Cantata 11.a
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Poetical text transcription
Spezza l’arco e spunta il dardo,
Cieco Dio più non vogl’io
Sospirar per crudo amor.
Le lusinghe d’un bel guardo
Non han forza d’infiammarmi,
Se per me perdute ha l’armi
D’un bel volto lo splendor.
Sotto amiche sembianze
Il primo istante agl’occhi miei giungesti
E con facile sforzo
Al disarmato cor t’apristi il varco;
Incauto, in due pupille
Che un tempo eran per me stelle gradite,
Io trovai le mie fiamme e il petto esposi
A quelle ch’io credei dolci ferite;
Ma lasso! E qual mercede
De’ lunghi affanni, della mia fede
Ebbi da te; spirar potei, penai,
Piansi ed al pianto preghiere aggiunsi
E inesorabil sempre
Quel volto ond’ei m’accese
A’ miei martiri, a’ miei tormenti ei rese.
Or giusto ben e la raggion mel dice
Che un tirannico Dio più non trionfi
D’un cor sincero, e se nell’amor mio
Ei mi schernì da traditor tiranno,
Io schernirò col mio fuggir l’inganno.
Come augel che corre al nido
A te torno ed a te fido
Sarò sempre,
O mia dolce libertà.
Come augel che corre al nido
A te torno ed a te fido
Sarò sempre
O mia cara libertà.
Nei tuoi placidi concenti
Darò tregua a quei tormenti
Ond’io piansi
Per ingrata ria beltà.
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Musica manoscritta
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