Melani
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Poetical text transcription
Non ho sì vile il ciglio,
Che di tetto superbo
Minor si creda al balenar dell’oro.
Vivo in romito esiglio,
Ove bella innocenza è mio tesoro.
Ne altra frode vi miro,
Che del senso ribelle
Qual hor ritorna il contumace affanno
A me stesso infedel servo d’inganno.
Se dispiega romito usignolo
Dolce canto a gl’inviti d’un rio,
Mentre sfoga l’interno suo duolo,
Quell’affanno innocente è un inno a Dio.
Se palesa gl’impuri martiri
Folle amante a un instabile oggetto,
Quei, che sparge dal misero petto,
Son faville d’inferno e non sospiri.
Già viddi, anime grandi,
Che sotto i vostri tetti
Sudano i servi a schiere,
Che mille primavere
Distillate in un vetro. Il verno chiude
Per i vostri piaceri
So, che l’alba il ciel piange,
Che tributario è il Gange,
Che ad ingemmarvi il crin scendan [?] gl’eroi.
Ma so ancor, che fra voi
Lasciva è la bellezza,
È venale l’Amore,
Sono titoli vani
L’innocenza, l’onore.
Vivere in otio vile,
Lacerar l’altrui fama,
Stimar l’altrui virtù
Proprio difetto questo
Di voi, grand’alme, hoggi è l’oggetto.
Ma se m’apre l’amica mia Clio
Il bel varco di vita immortale,
Dell’invidia, a che giova lo strale
Per coprir la mia fama d’oblio.
Fosca nube, che incauta presume
Oscurare del sol gli splendori,
Vede al giro d’instabili orrori,
Che non manca, ma cresce il bel lume.
Io sostengo, non lodo
Di mia debil virtude il pregio humile.
Ma chi mi crede vile,
Sappia, che chi sostiene
D’un invidia crudele
Il morso acerbo, è forte e non superbo.
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Musica manoscritta
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