sig.r Vignola
Identification
Scoring
Description
Watermark
Relations
Notes
Alla fine della cantata: "Finis. 1701". Lo strumento non è indicato, si tratta forse di un violino.
Analytical description
Poetical text transcription
Ardea d’amore il poveretto Silvio
Per la sua vaga Cintia
E non avendo modo
Di scovrirgl’il suo foco
Arrivato alla meta
De giorni suoi disperato e ramingo
Si ritirò in un monte
Et ivi giunto e sfogato col pianto
In parte il duol ch’il sen gli trafigea,
Dopo molti sospiri così, così dicea:
Che mi giova esser amante,
Se l’amor non è gradito.
Che mi vale esser costante,
Se nol sa, chi mi ha ferito.
Sì, sì, di queste selve
Son miei muti maestri
Le rupi, l’erbe, l’ucelletti e’l rio.
Mi rimprovera il sasso
Del mio amor la durezza,
Ma perché non mi perda,
Poi dell’erbette la speranza apprendo,
A lodar il mio ben m’anima il canto
E m’invita il ruscello al mesto pianto.
Dalle rupi, la costanza,
Dall’erbette la speranza
Il mio core apprenderà.
Dell’ucelli il bel cantare
E del rio il murmurare
Il mio cor rallegrerà.
Solitudini amene antri romiti
Verdi colli, aure amiche, ombre mie belle,
Quanto care mi sete.
Più penar, più patir sempre desio,
Se a questo mi costringe il fato rio.
Bramo penare,
Bramo partire,
Cintia mio bene,
Solo per te.
Ciò voglio fare
Sol per morire
Con tante pene
Pensando a te.
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Type
Musica manoscritta
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