6 gen.o 1713
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Poetical text transcription
Per sanar quella piaga
Che la mia Fille in me altamente impresse
E che aperta mi tien benché lontana
Ogni opra, ogn’arte infino ad or fu vana.
Prima tentai che dal pensiero afflitto
Quella fatal sembianza
Sgombrata fosse ond’ei tornasse in calma;
Indi esposi quest’alma
A’ colpi d’altro ciglio,
D’altro crine a legarmi alle ritorte,
Ma fu rischio di morte.
Piuttosto questo cor per il rimorso
Dello tentato eccesso
Che mai sentii da nuovo strale o laccio
Contr’esso armati appieno
Torsi la vita o libertade almeno.
L’esser Filli sì lungi da me
Sospirar altro laccio mi fa.
Che da il cielo sa darmi mercé
Quella cruda mai più tornera.
L’esser Filli sì lungi da me...
Ma che prò se non vale
Perch’io respiri un solo istante almeno
Siami vicino pur, siami pur caro
Altro ciglio, altro labbro ed altro seno;
Ah Filli o quali o quante
Sono le guise onde a quest’alma io tento
Render quella c’hai teco
Mia pace a me rapita;
Ma trovo alfin che l’unico sollievo
Quando a te penso, o cara,
Per la mesta alma mia da te ricevo.
Non ha il mio pensiero
Più dolce momento
Che quando a te pensa,
Mio caro tesor.
Allor è men fiera
Quell’aspra ferita
Che in tanto tormento
Fa viver il cor.
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Musica manoscritta
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