Del Sig.r Flavio Lanciani
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Description
Watermark
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Notes
Analytical description
Poetical text transcription
Con penoso languire
Lillo amante infelice
Cangiò, mentre fissava i mesti lumi
Nella bella caggion del suo martire,
I respiri in singulti e gl’occhi in fiumi.
Et era così lasso,
Che rendeva pietoso un cor di sasso.
Sospirando e piangendo
Con lacrimosi accenti
Si doleva così ne suoi tormenti:
Vò chiedendo al mio dolore
Qualche tregua e non mercè.
Non condanno il rigore
Dell’affanni,
Ch’il vedermi ucciso il core
È destin, che tocca a me.
Vò cercando, ò luci ardite,
Non amore, ma pietà.
Mi son grate le ferite,
Che mi fate,
Ma se poi non compatite
un, che more, è crudeltà.
Mentre così piangea,
Gli diè un guardo Dorinda e poi gli disse:
Ò Lillo sventurato,
Di tante tue miserie
Incolpa il fato. Alla voce improvisa
Del bell’idolo suo s’afflisse tanto,
Ch’ogn’un, che lo mirò, si mosse al pianto.
Poi con note modeste il labro aprì
E rispose così:
In grembo alle pene
Fra tante catene,
Se pace non ho,
Chiamar non si può
Tirannia d’irata stella.
La colpa è tua, perché sei troppo bella.
In mezzo all’ardore,
Se il misero core
Languendo si sta,
Delitto non ha
Il volere di sorte avara.
La colpa è tua, perché sei troppo cara.
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Musica manoscritta
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