Cantata del Sig.r Aniello Pangratio
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Description
Watermark
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Analytical description
Poetical text transcription
Al pié del bel Sebeto
alla fresc’onda in riva
dove da vaghi smalti
tempestata di fiori la terra appare,
giacea Filli gentile immersa al pianto,
e il suo Fileno intanto
tra cespugli guardava
la cara Filli sua in tanti affanni.
Filli con un sospiro,
tenendo verso il ciel le luci fisse,
ruppe il silenzio suo e così disse:
"Mio tesoro, mia speme gradita,
chi mi vieta il poterti godere?
Di Fileno l’immago scolpita
viva sempre avrò nel pensiere.
Misera, e con chi parlo?
A chi spargo infelice i miei lamenti?
Forse a quest’onde chiare, all’aure ai venti!
Ma sordo il fiumicello al pianto mio
non ode il mio dolor: spietato è il rio!
Sol con te vago ruscello
mi convien sfogar l’ardore,
e tu sordo a’ miei sospiri
più ravvivi il mio dolore".
Impaziente il vago pastorello
a spettacol si’ dolce
mosse la voce e ’l pié in un istante.
E alla sua cara amante,
che languida giacea all’erbe in seno,
tutto pieno d’amor disse Fileno:
"Filli mia così dolente,
deh, raffrena il tuo dolore
che le lacrime che tu spargi
crescon foco a questo core"
A così dolci accenti
disse Filli a Fileno: "E come qui?".
A chi (recte: A lei?) di fiamme ardenti
ripieno il bel pastor disse così:
"Filli non sai ben che questo core
come farfalla al lume
sempre in te si raggira,
e le mie piante altro sentier non sanno
che sol seguir le tue.
Sì, sì, mio bene,
sì, sì, godremo
l’ore felici
di questo dì.
Dopo il tormento
giunge il contento:
sì, sì godremo,
l’ore felici
di questo dì.
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Type
Musica manoscritta
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