Tutto pene, tutt’affanni
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Tutto pene, tutt’affanni
Quivi piango, o Cintia mia
E in pensier troppo tiranni
Gelo al gel di gelosia.
Ma vorrei haver più core
Per sentir più strali in petto,
M’uccidesse il mio dolore
Se son ombra del diletto.
Bella s’hora che brilla
Con [?]le lucenti
Un ciel tutt’oro così
Dolente e disperato senti
Un ch’a turbar ne viene i tuoi riposi
Incolpano i suoi sguardi
Incolpano il mio core
Se delirando esangue
Appresso quei ov’il mio cor consumi
Vien farfalla a morir ne’ tuoi bei lumi.
Perdonate, ombre mie care,
Un che vive disperato
A chi porta un cor piagato
Non si nieghi il sospirare.
Un amante, larva errante,
Per pietà vuol lagrimar
Son fenice d’una face,
Son chimera della pace,
Son un mort’allo sperar.
Cintia, oh ciel, tu dormi
Ed io mastin d’amor
Latr’alla luna
E con hoimè spietati
Così placar pretendo
Un ciel di beltà più astri irati
Infelice che son io non intendo
Ch’al fiato de’ sospir più foco accendo.
O tradita mia quiete,
Come pianger ti potrò
Per destin di due comete
Già morir o mai dovrò.
E mi convien per mia spietata sorte
Sia cambio di mia fe’ paga di morte.
Cara mia, perché non senti
A battute d’empietà
Su la cetra de’ tormenti
Quant’a un cor fe’ tua beltà.
Destin, cavam’il core
E se bear mi dei
Tronca lo stame a’ giorni miei
E fa’ che muoia
Che le vittime sol placano i dei
O fierezza, o sciagura
Se su la scena d’un piagato core
Vuol le tragedie sue il feritore.
Nelle guancie del mio core
Una rosa si svenò
E da quest’il cieco amore
Le sue fiamme imporporò.
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Musica manoscritta
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