Tra muti boschi e solitarie piante
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Tra muti boschi e solitarie piante
Lungi dall’Idol mio
Traggo l’hore infelici esule amante
Per me d’ombre dolenti
L’alba è foriera e sul cader del giorno
Fan queste selve intanto
Da scoscesi dirupi eco al mio pianto.
Dell’aurett’il mormorio
Qui m’invita a sospirar
Singhiozzando il vago rio
Mi consiglia a lagrimar.
Il seren di due pupille
Se mi nega il suo splendor
L’onde placide e tranquille
Si trasforman’in orror.
Ahi che senza speranza
È uno inferno d’amor la lontananza
Se in queste balze alpestri
Muovo solingo il passo
Mi rappresenta ai lumi
La durezza d’un core un tronco un sasso
Pur se iniqua fortuna
Di vagheggiar mi nega
Quella beltà ch’ha del mio cor l’impero
Dove l’occhio non può vola il pensiero.
Su volate miei fidi pensieri
Messaggeri loquaci del cor
Alle stelle d’un volto adorate
Favellate con lingua d’Amor.
Ruscelletto che i fiori baciando
Vai scherzando co lubrico pie’
All’Arciera crudele ma vaga
la mia piaga discopri per me.
Lasso chi mi risponde
Folle ma che vaneggio?
In quest’ermi recessi
Ahi che sol compatisce
Quell’interno dolor ch’il cor mi frange
L’aura che spira ed il ruscel che piange.
Pensieri che dite
Speranze chi sa
L’arciera severa
Ch’ha dardi nei sguardi
Del sen le ferite
Un dì sanerà.
Ahi che sperar non lice
Nell’inferno d’Amore
Refrigerio d’un guardo a un infelice.
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Musica manoscritta
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