Aria morale. Qualor mio Dio t’offendo
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Poetical text transcription
Qualor mio Dio t’offendo,
Non è l’oggetto mio d’offender Te,
Ma solo, insano intendo
A sfogar un desio, ch’avvampa in me.
Sento pena, che gioire
Senza l’oltraggio tuo non possa il core,
Ma quel fervido desire,
Fà, ch’io posponga a un vezzo il mio Signore.
Ond’in mezzo al goder, s’in te rifletto,
A sospirarti offeso, io son costretto.
Questa terra, che calpesto
E ch’io vesto,
Questa questa mi fa guerra,
Che mentre in lei m’annido, a lei soggetti
Fa, ch’io formi a suo cenno atti ed affetti;
Onde l’alma reina
Per forza a serva rea serve e s’inchina.
Desolata virtù?
Abbattuta ragione?
Io ti veggo prigione
E ti piango per sempre in servitù.
Hai pur doti superne,
Hai di potenze interne
Ordinate falangi,
Il tuo ceppo è di polve e pur no ’l frangi;
Se in ala spedita
Del Cielo ogni mente
Volasse a tu, aita;
A porti in libertà non fia possente,
Sai tù, che repente
Può spezzar del tuo piè quel laccio annoso?
Sol, di chi tutto può, guardo amoroso.
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