Cantata con Istrom. Di G.e S. M.
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Poetical text transcription
Cessò, cessò pastori,
Il mio grave dolore, il mio tormento.
Più non invidia il core
La tua fiamma Filen,
Tirsi la tua s’al par di voi
Or son felice anch’io.
Dorinda l’idol mio
Alfn sente pietà delle mie pene,
Né più fera o superba
Delle lagrime mie gioco si prende.
Amor per me l’accende,
Onde sperar poss’io ampia mercede
Dopo tanti sospiri alla mia fede.
Più non sento intorno al core
Quel acerbo rio dolore
Ch’il disprezzo del mio bene
Tanto tempo in me nutrì.
In sua vece amor mi pose
Il concento, ed il piacere
Da quel giorno che compose
L’aureo stral che la ferì.
Ma qual benigno nume
Or la conduce a noi?
Dite, dite pastori
Quel candor, quelle luci,
Quel vago son, quel portamento onesto,
Quei semplici costumi,
E quel sincero core
Che tutto gli traspare in fronte, dite
D’amor non sono la face, il dardo,
La faretra, il trono?
Vieni di questo seno
Gioia, conforto, nutrimento, e pace;
Senza di te mio bene
Tutto si rende al core
Oggetto di spavento, e di terrore.
Lungi da te cor mio
Mi sembra oscuro il giorno;
Ciò che rimiro intorno
Tutto mi fa spavento;
Senza di te non sento
Né gioia né piacer.
E se qualche conforto
Ritrovo l’alma in petto
E’ sol pel tuo sembiante
Che finge in ogni oggetto
L’amante mio pensier.
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Musica manoscritta
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