Porpora | “Questa dunque è la selva” cantate || Cantata del Sig.r | Nicolò Porpora
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Poetical text transcription
Questa dunque è la selva
Ove Aminta ingrato
Mi giurò pura fede, amor costante
Queste sono le piante
Questi i fior, quest’il prato
Che vedevo e ascoltavo
I suoi mesti sospiri e ‘l pianto amaro
Qui tra le molli erbette
Presso del chiaro rio
Mi diceva: “Cor mio”
Qui stanco la sua fronte
Si bagnava in quel fonte
E in questi cari accenti
Spiegava il suo martoro
Anima mia per te languisco e moro
Qui pianse, qui languì, qui cadde e svenne
Poi sospirando con acuto strale
In queste piante i nostri amori incise
E il cor da questo sen svelse e divise.
Care piante, amato rivo
Dov’è Aminta l’amor mio
Che m’accese, mi ferì,
Poi crudel m’abbandonò
Qui mi disse bella Nice
Io con te sarò fedele
Quivi pianse e qui languì
E di fe’ poi mi mancò.
Ahi memoria dolente
Fuggi dalla mia mente
Sparite da questi occhi
Fior frondi erbe ruscello e fonte e speco
E sol vengano meco
L’orror della sua colpa
I spergiuri, l’inganni, i tradimenti
Vengan tutte le furie a’ suoi tormenti
Si tradisca l’iniquo e s’abbandoni
Si trafigga, s’uccida e pera e mora
Forsennata che dissi? Io l’amo ancora.
Perdonami ben mio, t’amo, che dico?
Voglio stranarti [strapparti] il core
T’odio, fuggo, t’abborro
Cagion del mio languir, del mio dolore.
Vorrei tanto vigor,
Che ti potessi almen
Strappare il cor dal sen
No, no, no che deliro
Torna all’antico Amor
Da’ pace al mio martir
E sia del tuo fallir pena un sospiro.
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Musica manoscritta
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