Brama, dormendo, di veder la sua donna in sogno resa a lui pietosa
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Sogni, che lusingate
Con menzognere forme
Si mentite dolcezze un cor, che dorme,
Su le mie luci il nero piè posate;
E mentre a me vegghiando
Non è concesso il vagheggiar giammai
Del’empia Filli mia pietosi i rai,
Fate almen, che sognando
In placidi deliri
Men severa la veggia a miei desiri.
De la notte oscuro figlio,
Dolce oblio de’ nostri mali,
Bel ristoro de’ mortali,
Vola rapido al mio ciglio.
Vieni a me sonno amoroso,
E conduci
A le mie luci
Un dolcissimo riposo;
Che se Filli, in dormir, pietosa io scerno,
Senza svegliarmi più dormo in eterno;
Purch’io goda, la morte il cor non sdegna;
Il morire ai mortali il sonno insegna.
E mentre io miro intanto
Con tenebroso manto
Dilatarsi nel ciel l’ombre più nere,
Onde a le gioie intento
In soave letargo io m’addormento;
Con serena sembianza
Mostrami Filli mia, sonno gradito,
Che deposta l’indomita baldanza,
Pronta si renda a un amoroso invito;
Che se per tua cagione
Un piacer, benché falso, il cor ravviva,
Io detestando ogni menzogna Argiva,
Che germano di morte ognior ti appella,
Ti dirò, senza usar bugia mentita,
Autor d’ogni piacer, padre di vita.
Se poi sparirà
Quel finto favore,
Dormendo il mio core
Almeno godrà,
Giaché gioir vegghiando a lui non lice;
È assai se gode in sogno un infelice.
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