Cantata a voce sola con violini Porpora 8bre 1746
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La cantata costituiva un’unità bibliografica a sé stante contraddistinta dal numero 520 nella collezione di Giuseppe Sigismondo, acquisita dalla biblioteca nel 1827.
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Analytical description
Poetical text transcription
Perdono amata Nice,
Bella Nice perdono, a torto è vero
Dissi che infida sei,
Detesto i miei sospetti, i dubbi miei.
Mai più della tua fede,
Mai più non temerò. Per quei bei labbri
Io giuro, oh mio tesoro,
In cui del mio destin le leggi adoro.
Bei labbri che amore
Formò per suo nido,
Non ho più timore,
Vi credo, mi fido.
Giuraste d’amarmi,
Mi basta così.
Se torno a lagnarmi
Che Nice m’offenda
Per me più non splenda
La luce del dì.
Son reo, non mi difendo,
Puniscimi se vuoi. Pur qualche scusa
Merita il mio timor. Tirsi ti adora,
Io lo so, tu lo sai. Seco in disparte
Ragionando ti trovo: al venir mio
Tu vermiglia diventi,
Ei pallido si fa, confusi entrambi
Mendicate gli accenti, egli furtivo
Ti guarda e tu sorridi. Ah, quel sorriso
So che vuol dir: la prima volta appunto
Ch’io d’amor ti parlai così arrossisti,
Sorridesti così. Nice crudele,
Sì, sì, tu mi tradisci, infida, ingrata,
Barbara. Ahimé! Giurai fidarmi ed ecco
Torno a dubitar. Pietà mio bene
Son folle, invan giurai. Ma pensa al fine
Che Amor mi rende insano,
Che il primo non son io che giura invano.
Giura il nocchier che al mare
Non presterà più fedem
Na se tranquillo il vede
Torna di nuovo al mar.
Di non trattar più l’armi
Giura il guerrier talvolta,
Ma se una tromba ascolta
Più non si può frenar.
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Musica manoscritta
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