Cantata Origle a 3. Pel fausto ritorno del Sig.r D: Gaetano Pegnalver 1794 Poesia del Sig:r D. Mario Pagano ; Musica del Sig.r D: Giuseppe Sigismondo

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Identification

Record ID
5601
Musical form
cantata

Scoring

Summary scoring
3V,8str
Detailed scoring
2 soprani, tenore, 2 oboi, 2 corni, 2 violini, viola e continuo

Description

Country
Italy
Language
Italian
Physical description
1 partitura (c. 99-136) ; 215x285 mm
Music format
Full score

Watermark

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Relations

Part of

Notes

Autori, interpreti e trascrizione del testo alle c. 95-98. - Il testo manoscritto e le informazioni su autori e interpreti precedono, nel manoscritto, la partitura della stessa cantata; a c. 136v: "Fine del Terzetto e della Cantata 23: Gennaro 1794"; questa cantata è la sesta del volume il cui frontespizio e indice (Cantate ed arie di D. Giuseppe Sigismondo Dilettante. Libro I) è a carta 19r; questo corrisponde al manoscritto numero 833 della collezione di Giuseppe Sigismondo, acquisita dalla biblioteca alla sua morte; la cantata, secondo quanto scritto a carta 19r è "a 3 Due Soprani e Tenore per Fausto Ritorno di D. Gaetano Pegnalver in Napoli dall’assedio di Tolone nel 1794 Poesia di D. Mario pagano. Cantato dalle due sue figlie D. Marina, e D. Peppina, e D. Emmanuele Imbimbo con tutti Istrumenti"; nonostante faccia parte del manoscritto numero 833, sulla partitura vi è il numero 471, corrispondente alla cantata dedicata a San Gaetano; un’inesatta legatura del manoscritto ha comportato irregolarità nella struttura della cantata: le carte numerate 127-130 avrebbero dovuto essere posizionate tra le carte 134 e 135.

Web resources

Analytical description

1.1: Allegro (introduzione strumentale, Si♭ maggiore, c)
2.1: (recitativo, c)
Son dunque nata a sospirar? Non mai
3.1: Allegro (aria, Do maggiore, c)
Palpitar mi sento il core.
4.1: (recitativo, c)
Dove rapita sei
5.1: Grazioso (aria, Sol maggiore, 3/4)
Dolce è il narrar le pene

Poetical text transcription

[Eumele]
Son dunque nata a sospirar? Non mai
Un sol momento di piacer sincero
Sinor, oh Dio, provai?
Ah dolce Padre amato!
Eri tu solo il mio conforto, in tante
Amare pene, a che mi serba il fato;
E tal contento ancor mi vien negato!
[Elpina]
Eumele mia, perché ti fai diletto
Di tormentar te stessa?
E’ salvo, è salvo il caro
Il Genitor diletto.
[Eumele]
Ma non lo vedo ancor... [Elpina] Non è lontano.
Amico vento le spiegate vele
Gonfia di già. La sospirata prora
Forse già mira le felici sponde
Del mar Sebezio. Lo vedrem tra poco:
Deh ti consola: alla ragion dà loco.
[Eumele]
Tranquilla io non sarò, se non mi vedo
Tra quelle braccia amate;
Se le sue care gote
Dalle legrime mie non son bagnate.
[Elpina]
Ma il periglio cessò... [Eumele] Ne temo ancora
Temo l’ira del mar: penso al passato
Affanno, al suo disaggio:
E vuoi, che sia tranquilla l’alma mia?
Oh Dio! L’orrenda scena alla mia mente
Ognor si fà presente:
Ingombra io veggio d’infocate palle
L’aria d’intorno: di mirar mi sembra
Una pioggia cader di ardenti fiamme:
Odo il ferale orribile rimbombo
De’ strumenti di morte:
E vedo ancor torrenti
Scorrer di sangue, ed inondare i colli:
Trema la terra, il mar ribolle, il cielo
Si copre il volto d’un funesto velo.

Palpitar mi sento il core.
Giusto Ciel nel gran cimento,
Cento spade io veggo e cento
D’ogn’intorno balenar.
Il mio caro Genitore
Dei pietosi a me serbate!
E il mio sangue se bramate
Io son pronta di versar.

[Elpina]
Dove rapita sei
Dal tuo fervente immaginar, sorella.
Non figurar più mali:
Calmata è la procella; è il Ciel sereno.
Il genitore, è vero,
Tra gran perigli si trovò, ma intanto
E’ salvo; è tempo d’asciugare il pianto.

Dolce è il narrar le pene
Che il nostro cor soffrì:
Per noi diventa bene
Il male che svanì.

[Eumele]
Ah! Non sperar, sorella,
Che faccia col mio cor tregua l’affanno,
Se non riveggo il padre,
E non tergo il sudor dalla sua fronte:
Se de’ travagli suoi
Ne’ miei teneri baci
Ei non trovi ristoro,
Non avrà fine il mio crudel martoro.
Il core in sen mi dice,
Che non sarò felice:
Mille figura il mio pensier perigli.
Il Genitor.... [Filandro, e dette] E’ giunto.
[Eumele]
Che dici? [Elpina] Forse me lusinghi? [Filando] E’ giunto.
Io stesso il vidi, e sul guerriero legno
Ei d’amistà mi diè l’usato pegno.
Fra poco Voi lo stringerete al seno:
La tempesta cangiossi in dì sereno.

[Eumene]
QUal torrente di gioia m’inonda!
Questo core, che balza nel sen.
[Elpina]
Già la nave lambisce la sponda
Che m’arreca l’amato mio ben.
[Filando]
Fé ritorno l’amico fedele
Il buon padre, l’amico tornò.

[a 3]
Non più pianti, sospiri e querele
Il funesto mio fato cangiò.

Location

Library
I-Nc — Napoli, Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica "San Pietro a Majella" (from parent record)
Shelfmark
Cantate 294 (=25.1.4; =20.2.3)/7

Images

Reference works

Bibliography

Cafiero 1993: cantata identificata con i numeri 471, 833

Type

Document type
Manuscript music
Record level
Child record

Related persons

Pagano, Mario author of the text
Pegnalver, Gaetano dedicatee
Pegnalver, Marina performer
Pegnalver, Peppina performer
Imbimbo, Emanuele performer