Come in ciel dell’aureo crine
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Come in ciel dell’aureo crine
Spiega il sol tranquilli i rai
Qual dall’indiche marine
Più bel dì nacque già mai.
Ovunque il guardo io giro
Smalta di Giuno i campi
Un ridente zaffiro
E perché l’ali in festa
Non rivolgan curiosi a svegliar nembi,
A seminar tempeste
Entro all’eolio claustro,
Preme acerba catena Africo et Austro.
Sol placido fiato
D’auretta gioconda
Or nuota su l’onda,
Or scherza nel prato.
E porge all’altrui ciglio aria sì pura
Di costante seren speme sicura.
Ma qual mentre vagheggio
Pompe sì belle in un momento alzarsi
Dall’occidente oscura nube io veggio?
Come spedito il volo
Move per aure e seco
Ha di nembi seguaci immenso stuolo?
Ohimè già reso cieco
Da fosco ardore il sol già d’ogni intorno
Toglie notte improvvisa
Con ombra micidial la vita al giorno.
Già di Noto i crudi sibili
Turban l’aria, il suol combattono,
Piogge irate e lampi orribili
Frangon rupi e selve abbattono.
E dove, oh Dio, spariro
Quelle che qui per d’anzi ebbero impero
Calme tante tranquille,
Ahi, che qua giù non splende
Serenità che non soggiaccia a mille
Repentine vicende
Serba per pochi instanti
Variabil fortuna, ugual tenore,
Quindi impara oh mio core
A non sperar già mai stabil contento:
Cangia in pena ogni gioia un sol momento.
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Musica manoscritta
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