[Ove il fiume reale]
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Nel catalogo dattiloscritto in D-MÜs, è collocata fra le opere dubbie di Pasquini, cfr. Repertori bibliografici.
Analytical description
Poetical text transcription
Ove il fiume reale
Su strato di zaffir con piè d’argento
Calpesta il sen delle romulee sponde,
Al suon di rauca canna
Ivi facea l’Eco
Il zampillar dell’onde,
Contro la sua tiranna
Tantalo fra i contenti
Lidio un giorno proruppe in questi accenti:
Lumi fieri, che severi
Vostri rai a me volgete,
Che pietosi io più vi chiami,
Ch’innocenti, oh Dio, v’acclami,
Come mai se m’uccidete?
Ma voi, occhi crudeli,
Cinosure fallaci ai cori amanti
Dentro il mar de miei pianti,
Perch’io vi resti assorto,
Siete Polluci e mi ascondete il porto.
Me se ascose il bel nume de sguardi,
Che coi dardi quest’alma colpì,
L’arco arcier dell’accesa pupilla,
Che sfavilla,
Fa palese lo stral, che ferì.
Se celate l’ardor di quel foco,
Al cui gioco è farfalla il mio cor,
Basta il sol della luce serena,
Che balena
Per far nota la face d’Amor.
Ma se nel ciel del viso,
Dove trionfa un sagittario ascoso,
Tal hora i sguardi affisso
Astrologo amoroso,
Veggio, ch’il Dio bendato
Sotto infido Orion guida il mio fato.
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Musica manoscritta
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