Cantata Del Vivaldi N. 8.
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Description
Watermark
Relations
Notes
Il copista della musica è lo Scriba 16, il testo poetico è autografo. L’indicazione "N. 8." a pagina 129 si riferisce all’Inventarium rerum musicalium variorum authorium ecclesiae serventium quas possidet Joannes Dismas Zelenka.
Analytical description
Poetical text transcription
Qual per ignoto calle
Move dubbioso pellegrino il piede,
Desio l’incalza e reo timor l’arresta.
Nel profondo di tetra orrida valle,
Senza raggio di stella,
Caliginosa notte
Il preme e lo circonda.
Terribile tempesta
Di spessi tuoni e lampi
Lo sbigottito cor preme e flagella;
Pur vinto dal desio prende coraggio,
Timor non prova e segue il suo viaggio.
Tal misero son io
Che nel sentier d’amore,
Benché d’aspro rigore
Provi armata colei che mi vuol morto,
Pur con oculta forza
Non manca e non si smorza
In me la fiamma e spero alfin conforto.
Quel passagier son io
Che vò cercando in te ,
Mia bella, amore e fé,
E sol ritrovo, oh Dio,
Rigore e crudeltà.
E pur costante Irene,
Bella nemica mia,
Men orgogliosa e ria
Spero che di mie pene
Un giorno avrai pietà.
Quel passagier son io...
Deh più non regni nel tuo gentil petto
Una sì fiera voglia
Che mal conviensi a delicato viso
Di voler la mia morte
Dopo tanti tormenti e tante pene.
Cangia dunque, ben mio, cangia consiglio,
Volgi sereno il ciglio
A me che t’amo d’un amor sì forte
Che mai per tempo o variar di loco
S’estinguerà sì caro e gentil foco.
Qual doppo lampi e turbini
Appar l’aurora fulgida
A dissipar le tenebre
D’oscura notte orribile,
E il pellegrino timido
Ritorna a consolar.
Così men fiero e rigido,
Se volgi a me l’amabile
Ciglio ridente e placio,
Pieno d’amor, di giubilo,
Scordato di mie lacrime
Benedirò il penar.
Qual doppo lampi e turbini...
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Musica manoscritta
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