Cantata à Voce Sola Del Sig.r Baron d’Astorga
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In queste amene selve
Ove spira d’intorno aura soave,
Ove degl’augelletti
Il dolce canto e il grato mormorio
D’un limpido ruscello invita il sonno,
Sol riposar non ponno
Quest’occhi miei dolenti,
Che privi dal conforto
Di rimirar l’idolo mio gradito,
Degl’uffici vitali altro non fanno
Che pianger solo al mio crudele affanno.
Da voi lungi, pupille serene
Tra pianti, tra pene
Si strugge il mio cor.
Mai non provo un momento di calma,
Né sente quest’alma
Ch’affanno e dolor.
Senza di te, mio bene,
Sospiro a tutte l’ore,
Né trovo al mio dolore
Conforto alcun, che sol nella speranza
Di rivederti un giorno,
Pensando al mio ritorno,
Più soffribil divien la pena mia;
Ma poi la gelosia,
Questo breve piacer viene a rapirmi
Col farmi dubitar di tua costanza.
Così la lontananza
Non è la sola pena
Che dentro al petto io sento,
La gelosia fa il mio maggior tormento.
Quando a te tornar dovrò
Qual piacer non sentirò
Di trovarti a me fedel.
Ma se infida esser dovrai,
Vò più tosto che la sorte
Mi sottragga con la morte
A un affanno sì crudel.
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Musica manoscritta
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