[Lilla, che val, che riamato amante]
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Lilla, che val, che riamato amante
Alle tue fiamma incenerisca il core,
Ne (?) incrudelite a danni mei le stelle
Mi niegano il mirar del tuo sembiante
L’adorate pupille,
Impediscono al piede
Di poterti seguire,
Niegano al labro, oh Dio,
Dirti: Lilla, tu sei l’idolo mio.
Son fatti gelosi
Li Numi di te.
Per questo sdegnosi
Li cieli crudeli
Son contro di me.
Vorrebbero li cieli
Bearsi loro nelle tue bellezze.
Ma tu, Lilla, che vanti
Pura fè, saldo cor, sensi costanti,
Non temere il furor di stelle avverse,
Poiché a vincere un core
D’ogni destin è più potente Amore.
Del fato lo sdegno
Prolonga non toglie
A un alma il gioir.
Chi è fido a Cupido,
De gl’astri i disastri
Sa forte soffrir.
Dove folle trascorro? Ah sì, ch’è vero,
Ma fra tanto infelice
Lungi dall’idol mio
L’hore in pianto pass’io, ne veggio ancora
Spuntar per me quella beata aurora.
Che doppo sì grandi
Martiri infiniti
Cortese m’inviti
Tuoi lumi a mirar,
Tuoi labri a baciar.
Amor, tu solo poi vincere il fato,
Già che grati al tuo nume
Sono i miei puri ardori,
Guardami tu, che sei l’arcier de i cori.
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Musica manoscritta
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