Del Sig.r Abb.e Filippo Colonnese 1684.
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L’Alba, ch’in oriente
Con diluvij di perle
Va la cuna ingemmando al dì nascente,
La partenza m’impone, Idolo amato.
Ma se forza di fato
Mi costringe a partir, scoglio di fede
Resterà il cor, se parte il piede.
E de venti al furore
Sciolgo le vele, sì, ma non il core.
Io parto e con la guida
Del vostro vago lume, occhi splendenti,
Tramontane mie care
Men vò a cercar le mie fortune in mare.
Bei lumi a rivederci un dì.
A danni miei rubelle
Non sempre in ciel le stelle
S’aggireran così.
Vada ovunque si sia,
Vada io lungi, alma mia, quanto si vuole.
T’havrò d’avanti ogn’hora
O nel ciel o nel sol o nell’aurora.
Sdegnami, quanto vuoi,
Crudel, ch’io t’amerò.
Al gel de sdegni tuoi
Di foco m’armerò.
M’armerò di quel foco,
Onde il dio della guerra
I regni strugge e le provincie atterra.
Certo, che men spietato
Sembra Marte d’Amore a un disperato.
A dio dunque, tormenti
Graditi d’un amante.
A dio speranze disperate d’Amore,
Alla guerra men vò, ma con qual core?
Se tra l’ombre d’un occhio, ch’è nero,
L’aligero arciero
Dal sen mi rubbò.
E da lacci d’un crine che d’oro
Intanto, ch’io moro,
Discioglier nol può.
Ma pria, ch’io v’abbandoni,
O d’un alma di gel pupille ardenti,
Udite del mio cor gl’ultimi accenti:
Se volete fulminarmi,
Cigli arciere, eccomi qua.
Per bersaglio alle vostr’armi
Ecco il sen, ch’ignudo sta.
Se vi offesi, luci belle,
Vuò giustitia e non pietà.
Vuò, che s’armino le stelle
Contro me di crudeltà.
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Musica manoscritta
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