In su la piaggia aprica
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In su la piaggia aprica
Dove al piè di Cila il bel Torano
Sparge le sue leggiadre e limpid’onde
Cinto di varie fronde
Sedea mesta e dolente
Lucinda Pastorella
A cui ferito mortalmente il cuore
Mirtillo avea di cui più vago e bello
Non giunse mai trai Califani poggi
Ma sì crudele e fiero
Sì rissoso ed altero
Che a fuggir la sua amante
Al par di Dafne ebbe veloci piante,
Onde la misera e infelice
Pria con sospir ardenti
Sfogò le sue gran pene
Indi produppe in questi mesti accenti:
Vago mio dolce Torano
Ferma i tuoi vaghi cristalli,
Mira pur nel mio dolore
Se già mai più fido core
Giunse ancor tra queste valli.
Vago mio dolce Torano
Ferma i tuoi vaghi cristalli.
E se tra voi bell’onde
Qualche pietà s’ascende
Ridite al mio tesoro
Che per lui sempre piango, io peno e moro.
Se colui spietato e rio
M’odia sempre e mi disprezza
Sarà gloria il morir mio
Per trofeo di tua fierezza.
E voi torbidi venti
Deponete l’orgoglio
E chiusi in qualche scoglio
Non dispargete invano i miei lamenti,
Ma regni mansueto
Zeffiro sempre lieto;
Così dal duolo oppressa
Cadde Lucinda in su l’erbetta molle
E a l’ombre chete
Chiuse le luci in placida quiete.
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