Quell’Attila son io
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Quell’Attila son io
D’ogni più gran periglio
Incauto sprezzatore
Che sol brama rigori, eccidi e morti
E qual dell’ampio mondo ignota parte
Di morte fra i pallori
S’involerà sicura ai miei furori.
Per saziar l’avide furie
Vanne o Monto tutto in cenere
Che per te non v’è pietà.
Corra il suol mare di sangue
Brama il cor tributo esangue
In trofeo di crudeltà.
Per saziar l’avide furie
Vanne o Mondo tutto in cenere
Che per te non v’è pietà.
Del furor mio spietato
Il flagello irritato sferzi ogn’ora
Col foco licei torri
Città, caucasi e campi
Finché ogni rege indegno
D’Attila sforzi ad inchinarsi al Regno.
Saette e turbini,
Gulmini e folgori
Con tuono orribile
Atterrate, fulminate
Ogni regia deità;
Con scempio barbaro
Furie dell’Erebo
Distruggete, consumate.
Questa mole terrena
In cui nasce ogni pena
E mirando dal ciel nel cupo fondo
Mostri e Dite il destina laggiù su il mondo.
Son pur dolci all’alma mia
Stragi, morte e crudeltà
Di guerra col lampo
Di Marte nel campo
Tutto il mondo nel profondo
Trucidato caderà;
Son pur dolci all’alma mia
Stragi, morte e crudeltà.
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