Cantata del Sig.r Francesco Durante | L’anima del ricco Epulone parlante nell’inferno
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La cantata fa parte del manoscritto I. A c. 6r gli ultimi due sistemi di pentagrammi sono stati invertiti dal copista. Appositi segni sono stati utilizzati per correggere l’errore.
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Analytical description
Poetical text transcription
Dove infelice, in qual abisso orrendo
Dall’alta mia grandezza
Precipitato io son? Dove l’usate
D’Ostro e di Bisso ornate
Preziose mie vesti, il foco, ahi pena,
Qual veste mi circonda? Ove sono
I miei letti? Ahi duolo!
Son fiamme i letti e foco il suolo. E quelle
Laute mense festive
Ahi qual fiero tormento
In rimembrarlo io sento,
Vanne mendico ignudo
Egro languente Lazzaro chiedea
Un dì pietà, ristoro
Ed io che a mensa ebro
Sedea barbaro e fiero
Il discacciai ma veggo
Così nol vedess’io Lazzaro assiso
D’Abramo in sen ricco di gloria e pieno
Di luce. Ahi mio dolor! Lazzaro ah vieni
Vieni, ma invan lo chiamo ei mi risponde:
Godesti assai vivendo
Se fu breve il piacer sia il duolo eterno.
Oh immensa pena oh inferno.
Ombra che mai non luce,
Luce che mostri e furie
Sempre veder mi fa,
Quel Dio pietoso amabile
Il mio tormento eterno
La pena mia sarà,
O tormentoso inferno
O fiera eternità.
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Musica manoscritta
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