Il Giglio. Di Flavio Lanciani
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Vide spuntar il Giglio
E retrogadi i passi
Impose l’alba alle fiorite piante,
Che del vago sembiante
De’ fior il sol già prevenuto havea
Seminando di fiori i prati intorno
La foriera del giorno.
Imparò da lui l’aurora
A spiegar le pompe intatte
Ed il sole in terra ancora
Passeggiò la via di latte.
E stupito al gran portento
Di quel florido tesoro
Tributò coi raggi d’oro
Sì bell’Idolo d’argento.
Dell Giglio all’apparir mirossi accolto
À mille fior sul volto,
Ò d’invidia ò d’amore
Vaga cifra il rossore,
Altri si fea di gelo
Mirando nello stelo
Lo scettro impresso e tra le foglie inserto
Alla fronte real nascere il serto.
Mà perché d’armati rai
Cinto il piè non rendi illesa,
Nobil fior, la maestà?
Ah, ben sai,
Che difesa
Di se stessa è la beltà.
Mà, qual vario tenor d’empio destino
All’occaso vicino
Sul meriggio ti rende?
Ahi, quanto in un sol giorno apra la sorte!
Sei fior, sei Rè, sei morte!
Mortal, ravvisa in questo
Effimero portento
Del tuo folle pensier l’infido evento.
Se volgendo in sen horrori
Spande Cloto acuti artigli.
Nel cader siam tutti fiori,
Mà non siam poi tutti Gigli.
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Musica manoscritta
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