[Là nel bel sen della regal Sirena Alessandro Scarlatti]
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La cantata è stata copiata per il Cardinale Pietro Ottoboni nel 1692.
Analytical description
Poetical text transcription
[L]à nel bel sen della regal sirena,
Dove il vago Sebeto
Tutto ridente e lieto
Tra sponde di smeraldo
Quasi latte dà vita à mille odori,
Posato haveva appena
Ninfa latina il peregrino piede,
Che del duol fatta erede
Sfogando in questi accenti
Lacrimò su le corde i suoi tormenti:
Lungi dunque dalla vita,
Priva d’alma e senza core
Per miracolo d’Amore
Ancor viva il duol m’addita.
Non son viva e non son morta
E son morta e sono viva,
Se la speme mi ravviva
Moro, ohimè, nel duolo absorta.
Miei dogliosi sospiri,
Colà sul Tebro e solo
Fate fede al mio bene
Del mio Amor, del mio duol, delle mie pene.
Non ha tante stelle
In ciel luminoso,
Ne tante procelle
L’Egeo/il mar tempestoso.
Quanti martiri,
Quanti deliri in fiero dolor
Sente l’alma, ch’è lungi dal cor.
Onde questo bel suolo
Di Partenope amena
Per cosi grave pena
Stanza mi sembra sol d’affanni e duolo.
Qui raccolgo infelice
Frutti acerbi di pianto e di sospiri,
Se lungi è l’Idol mio,
Gioie, fuggite e voi diletti, addio.
Crudele possanza
Di ria lontananza,
Saldar la ferita
Già mai non potrà,
Se dolce e gradita
Nel core d’amore
Impressa vi sta.
Di sua piaga il mio cor già mai fia sano,
Sel bel medico mio vive lontano.
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Musica manoscritta
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