Del Sig.r Cesti
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Analytical description
Poetical text transcription
Rimbombava d’intorno
Al suon di mille trombe
Per le reggie di Tebe eco guerriera
Di Niobe e d’Anfion la prole altera
Già matura d’orgoglio e d’anni acerba
Minacciava superba
Fuor dele Regie porte
Sovra alati corsier battaglia e morte.
In folgorante soglio
Cinta di Regi ammanti
De figli trionfanti
A dispetto del ciel Niobe godea
Quando l’invitta Dea
Sorella al Re del lume
Per vendicar l’offese
D’un oltraggiato Nume
Chiusa da fosco e nubilato velo
Non scese no precipitò dal Cielo.
Vibrò dall’arco eterno
Strali di morte e tutti
Con saette improvvise
Dell’impero di Tebe i figli uccise.
Disperato Anfion col proprio ferro
Sanguinosa l’uscita all’alma aperse
Quindi Niobe converse
Più per forza del duolo
Che per opra del ciel le membra in sasso,
Ma pria che l’alma a volo
Abbandonasse l’impretito seno
Sciolte le bionde trecce e l’auree bende
Tutta rabbia e veleno
Queste al ciel fulminò bestemmie orrende:
Falsi Numi d’Olimpo
Havete vinto
Ecco in breve recinto del mio sangue Regal l’empio macello
Ecco privo d’anello
Il Monarca di Tebe a terra estinto
Falsi Numi d’Olimpo havete vinto.
Dimmi iniquo tonante
Barbara deità Nume bugiardo
Idolo senza legge e senza fede
Qual riposo qual fede
Doppo cotanti mali
Sperar ponno i mortali
Se dal senato eterno
Si manda i Regi a po
Polar l’Inferno.
Anima d’Anfione
Che disperata intorno
Alla spoglia Reale anco t’aggiri
Contro i rapidi giri
Delle nemiche sfere
Sprona de figli tuoi l’anime altere
E trionfante a questa Reggia inuia
Catenata Giunone e Giove avvinto
Falsi Numi d’Olimpo havete vinto.
Anfione adorato
Ch’al suon dell’auree corde
Desti il senso alle rupi immote e sorde
Torna rendilo a me cui l’empio fato
Forma di pietra il seno
Deh si commova almeno
Trafitti rimirare a un tempo solo
Quei dal ciel te dal ferro e ma dal duolo
Volate hor qui volate
Dalla città del pianto
Anime tormentate
E rimirando queste
Dite se mai vedeste
Nel Regno dei tormenti
Tragedie più funesti e più dolenti.
O Voi dell’Erebo
Erinni squallide
Con ombre pallide
Velate il sol
Vinta dal duol
Niobe implacabile
Più miserabile
La morte impetra
Tebe figli Anfione io son di pietra.
Misera Niobe
Colma d’ingiurie
Più delle furie
Tormenti havrò
Mio cor sperò
Scettro più nobile
Hor fatta immobile
Qui fermo il passo
Tebe figli Anfione io son di sasso.
Volea più dir ma intanto
Si congelaro i sensi entro le Labbia
E nell’arida sabbia
Restò Donna impetrita
Sensa spirti senz’alma e senza vita.
Con mortal castigo acerbo
L’empio fasto e il cor superbo
D’una Reina in cor Giove riprende
Così punisce il Ciel chi il Ciel offende.
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Musica manoscritta
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