Cantata à Voce Sola di Contralto
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Titolo dall’incipit testuale.
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Poetical text transcription
Ninfe, più non è vero
Che tra le selve e in queste piagge amene
Gode innocente core ore serene.
Ohimè ch’il più legiadro,
Il pastor più gentile
Che guida il bianco gregge
Al piano, al fonte turba
La nostra pace se pur
Non sia sotto mentite spoglie
L’istesso Dio d’amor ch’a noi la toglie.
Non v’è noto il pastor?
Egli ha nel viso un non so che
Di minaccioso e altero,
Ha ne’ labri di rose
Tante spine pungenti
Quanti mai sa formar cari l’accenti,
Negro ha d’ebano il ciglio e com’incolto
Così vago e gentile il crine e il volto.
Fuggite, oh sì, fuggite
Il leggiadro garzon che de’ suoi rai
Tosto v’accenderà se ben non ama,
Se ben non sente amor così nel lago
La semplicetta imago
Un narciso che beve
Fece languir d’amore
Tra l’onde ancor quel sitibondo fiore.
Quel viso che nel rio
Innamorò Narciso
Dicea col mormorio:
«Io non intendo amor».
Se brami ch’io ti baci
Sì, ma non ch’io t’ami
Né i labri sian più audaci
Ch’un fior li porge a un fior.
Languido fiore intanto
Restò Narciso e nelle belle foglie
Ritiene ancor le sue amorose doglie,
Così voli coll’aure
L’annuncio infausto, o care,
A un solo sguardo del pastor
Semplicetto amor vi rubberà l’alma
Dal petto, anzi non sarà
Amor, ma un rio destino:
Vi forzerà ad amar senza che mai
Amor rivolga in voi pietosi i rai.
Appena balena
Quel lampo lucente
E vedi già spente
Le fiamme e l’ardor
E resta più mesta
Pupilla più ardita,
Delusa e smarrita
In mezzo all’orror.
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Musica manoscritta
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