Voi volete ch’ io canti Del Sig.r Severo d
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Per l’attribuzione del testo a Francesco Maria Paglia cfr I-Rvat, Vat. lat. 10204 (“Capelli neri”).
Analytical description
Poetical text transcription
Voi volete ch’ io canti.
Canterò, mà il dolor mio
Chiamerà su gl’occhi il pianto.
Canterò, mà il cieco Dio
Frà le labra uccide il canto.
Dirò che il mio pensiero
Come libero nacque
La libertà godea,
Mà perché poi dispiacque
La mia pace alle sfere
La libertà perdè restando
All’infelice pensiero
Schiavo nella prigion d’un crin ch’è nero.
È nero quel crine
Che à tante ruine
Condanna il mio cor.
E’ nero quel Laccio
Per cui son di ghiaccio
In mezzo al ardor.
Vanti pur biondo crine
D’ ingelosir l’ arene
Del Pascolo è Arimaspe
Del Tago ed eritreo
Del Gange e Idaspe
Che Amor per darmi pene
Già sul crin del mio bene
Distemprò Flegetonte
Lete Sige Cocito e Acheronte
Con l’onde torbide del nero Inferno
L’arcier terribile quel crin formò
Per far dell’anime crudo flagello
Fece crin ch’è nero si
Ma bel quel crin rubbò
Nascose i fulmini con la sua face
Sotto quel crin ch’è nero si mà bello.
Dall’ empie tenebre
Di ciechi abissi
Il nume barbaro
C’è ch’è nero si ma piace
Ma nò intendo ancora
Com’è per mie ruine il bel
Dolo mio ch’ha l’alba in fronte
Porta negli occhi il sol la notte al crine
Dunque convien ch’io mi distrugga in pianti
E volete ch’io canti.
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Musica manoscritta
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