Del Sig. Domenico Galassi
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Description
Watermark
Relations
Analytical description
Poetical text transcription
Mio cor fu gran sventura
Che t’indusse ad amar alma di fera
D’un immobile selce assai più dura
O Gelinda ch’adori
Sol prende a scherno e gioco
Le querele i sospiri i tuoi dolori
Fede non presta a tuoi tormenti e crede
Men spietato tuo ardor falsa tua fede.
Qual fu mai pena maggiore
Che soffrir può un cor amante
Del languir per chi nol crede
E penar senza pietà
Lo può dir l’acceso core
Che se ben fido e costante
Pur non trova alla sua fede
Che disprezzo e crudeltà.
Gelinda mia tesoro
Se non credi ch’io moro
Chiedene all’aura istessa
Che ti gira d’inferno
Calda de miei sospiri
De miei crudi martiri
Faccian fede per me la fonte il rio
Cresciuti al pianger mio
Oh quante volte o quante
A miei rochi lamenti
Eco rispose e si fermaro i venti
Tu sola al mio dolor non credi ancora
Che far dunque dovrò brami ch’io mora.
Morirò ma nella sorte
Spero un dì che di mia morte
Sentirai pietade al cor
Piangerai ma tardi il fato
D’un amante sventurato
Morto sol per tuo rigor.
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Musica manoscritta
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