Del Sig:r Antonio Veracini
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Description
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Relations
Notes
Capolettera: L dorata che sormonta un puttino. Questa cantata potrebbe dare conferma dell’origine romana del testo, quindi della composizione delle musiche e pertanto del soggiorno di Antonio Veracini nella città papale verso la fine del Seicento (1699). L’indizio lo si ricava dal primo recitativo poiché l’ignoto poeta sembra citare quasi alla lettera il noto affresco del Parnaso di Raffaello nella Stanza della Segnatura (notare che nell’affresco sono ritratti alcuni sommi poeti della tradizione classica e italiana). In particolare colpisce la somiglianza con la figura di Apollo suonatore di lira da braccio presso una sorgente d’acqua con gli occhi rivolti verso il cielo: l’effetto "ekphrasis" è dato dal fatto che - come molte delle cantate su argomento arcadico-pastorale, mitologico o storico - il primo recitativo descrive la scena da un punto di vista esterno e con un discorso indiretto.
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Analytical description
Poetical text transcription
Lungi dal suo Parnaso appiè d’un rio,
Col guardo fisso all’etra
Sopra la nobil cetra,
Con flebili lamenti,
Proruppe un giorno Apollo in questi accenti:
Aria
«Oh virtù quanto sei povera
Se ritrovi nelle selve,
Fra spelonche e fra le belve,
Oggi sol chi ti ricovera.
Oh virtù quanto sei povera.
Oh virtù quanto sei nobile
E pur trovi ai tuoi gran merti,
Fra gli orrori e fra i deserti
Per pietà rifugio ignobile.
Oh virtù quanto sei nobile.
Ma che fuggir l’invidia?
Dove superba in regio soglio impera
E con legge severa,
Tiene schiavo l’ingegno in servitù
Questa sì che è virtù.
Aria
Quanto è dolce dall’insidie
Viver lungi da questi orrori,
Qui non regnano l’invidie
Innocenti sono i fiori.
Vivi oh cara in queste selve,
Ove sta lungi l’inganno
Più che l’uomini le belve
I tuoi pregi adorneranno».
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Type
Musica manoscritta
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