Canta à Voce sola. | Di Nicola Altamura | 1727
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Poetical text transcription
Godea lieto il mio core
Veder l’oggetto della bella Clori,
Clori gentile, oh Dio,
Quand’ecco in un istante
Lungi dagl’occhi miei
A me la tolse iniquo, e crudo fato,
Ond’io innamorato
Sempre giro il pensier al ben amato.
Col pensiero innamorato
Sempre intorno a te m’aggiro,
Mio bel sol, ma non ti miro,
Sol ti vede amando il cor.
Ma se vieta iniquo fato
Ch’io t’accolga, e stringa in seno,
Di lontano godo almeno
Coll’idea il tuo splendor.
Se dura lontananza
Toglie a’ miei lumi te, mio dolce oggetto,
Ed angoscia e dispetto
M’ingombra il core in orrida sembianza,
La soave speranza
Di rivederti un dì, caro mio bene,
Senno mi toglie, placa almen le pene,
E la dipinge all’affannata mente
La tua rara bellezza, il tuo valore,
La costanza e l’amore.
Ella dice sovvente:
«Tempra, deh tempra o core, i tuoi sospiri,
Dà lege a’ tuoi martiri,
Che t’ama chi tu adori, ed ella sola
M’affrena il pianto, e ’l mio dolor consola».
Lumi vezzosi e cari
Vi rivedrò sì, sì
E placherò così
I miei tormenti amari in voi, mio bene.
Voi siete le mie stelle
Per cui sospiro ogn’or,
Voi calmarete allor
Le dure mie procelle e le mie pene.
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Musica manoscritta
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