Cantata a Voce Sola di Contralto | Del Sig.r Gio. Adolfo Hasse detto il Sassone
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Poetical text transcription
Povero giglio, oh Dio!,
Cadesti alfine ai molli erbette in grembo;
Già furioso nembo,
Cingendo il ciel di tenebroso velo,
Ti minacciò la tua fatal ruina;
Già forza repentina
E rabbioso furor di vento irato
Ti scosse, ti agitò, ruppe lo stelo,
E al suolo abbandonato,
Per tua crudel sventura,
Orrida nube oscura,
Mentre in continue stille alfin si scioglie,
Senza l’onor ti mira dell’aurata corona e delle foglie.
Non sei quello che pria bello
Già sorgesti, o giglio amato,
A regnar sopra ogni fior.
Già ti toglie le tue foglie
Tempestoso vento irato
E di nembo il rio furor. Da Capo
Quando teco raggiono,
Giglio che già cadesti dall’ira scosso
Di crudel procella,
Parlo della mia bella
Innocenza, che piacque all’Idol mio.
Ma sdegno ingiusto e rio
Sorse improviso, e fugitivo sguardo
Sembrò ratto baleno e tuon la voce
E fulmine ogni accento.
Ond’io che avvampo, ed ardo,
Ond’io ch’ancor pavento,
Turbàti rimirando il volto e’l seno,
Senza trovar conforto
E senza dire almeno
«Cara m’offendi a torto»,
Al minaccioso orrore
Di luci che spandean torbidi rai,
L’innocente amor mio languir mirai.
Per farmi venir meno senza conforto
Basta del caro ben lo sdegno e l’ira.
Né posso dire ancor «M’offendi a torto»,
E intanto il fido cor pena e sospira.
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Musica manoscritta
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