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Analytical description
Stanco di più soffrire
Era in sogno almen contento
Quando mi parve all'ora
Se più non t'amo, non ti doler
Poetical text transcription
Stanco di più soffrire
Mille barbare pene intorno al core,
Con misero tenore
Piangendo e sospirando,
Fatto guanciale a miei riposi un sasso
Giacqui fra l’erbe affatigato e lasso.
Chiusi al fin le pupille
E mi parea sognando
Dell’adorata bocca
Fortunato goder le vive rose.
E mentre men ritrose
Invitavan con vezzo a le rapine,
Placido non temea
Di barbaro timor l’acute spine.
Era in sogno almen contento,
Se vegliando io non ho pace.
E parea, che in quel momento
Si rendesse a poco a poco
Il mio foco
Più cocente e più vivace.
Quando mi parve all’ora,
Che vi girasse intorno
Vagabondo e leggiera
A goder quelle rose ape straniera
E l’improvviso arrivo
Più velenoso e ria
Mi destò gelosia,
Indi proruppi ancora:
Ah, chi sa, ch’altro amante
Dolce desio non pugna
Di goder quei cinabri?
E che ad unir non giunga
A labbri del mio ben l’accesi labbri?
Or pensa, quanto io t’amo,
Adorato mio bene,
Che un sogno ancor mi da tormento e pene.
Se più non t’amo,
Non ti doler,
Che amarti, ò bella,
Io più non so.
Ma da te bramo
Caro piacer,
Se tu sei quella,
Che mi piagò.
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shelfmark Sant.Hs.1898.11
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